«Al lettore di Battig viene subito voglia di parlare della sua scrittura. Sembra infatti che la sua prosa sgorghi da una frequenza insolita delle onde cerebrali, quella dell’allucinazione chimica o del dormiveglia veggente […] Sono storie di ragazzi che hanno già un piede dentro la vita adulta ma non vogliono entrarci del tutto, e rinviano quel momento parlando e straparlando, ballando e ubriacandosi, innamorandosi e lasciandosi, seguendo passioni furiose e cervellotiche […]
Da quello che chiamiamo “rumore di fondo” Battig sa ripescare frasi memorabili. Sa fare in modo che le cose assolutamente qualsiasi diventino assolutamente speciali senza smettere di essere qualsiasi… Non è un paragone, lo dico tanto per capirci: Simone Battig parla di nulla proprio come il giovane Mercuzio, ma non viene da dirgli di smettere». (Domenico Scarpa)