Questi due brevi testi di Andrea Canobbio ci mostrano l’officina della scrittura nell’intervallo tra un lavoro e l’altro, o nella fuga dall’invenzione narrativa. Da un lato una sorta di taccuino di appunti sull’immaginario dello scrittore come costruttore di storie, e sul ruolo del lettore come abitatore delle medesime; dall’altro un esempio di architettura fantastica, la descrizione di edifici che riassumono nelle loro forme il racconto di una vita.