Il Cristo elettrico di Lello Voce è la conclusione/fusione di una trilogia iniziata con Eroina (Transeuropa 1999) e proseguita con Cucarachas (DeriveApprodi 2001).

Ne Il Cristo elettrico i due primi romanzi sono cuciti insieme in un rinnovato e devastante grido di dissenso nei confronti della realtà contemporanea; rimontati a capitoli alternati, a ciascun atto di Eroina segue una delle lettere dell’Enrico dal carcere che componevano Cucarachas, con una deformazione ulteriore: si parte dall’ultima lettera, quella che preannuncia il suicidio dell’Enrico, e si procede fino alla prima, con l’Enrico appena entrato nel gabbio.

Un vortice narrativo dove il tempo appare circolare, inseguendo a ritroso nella memoria del protagonista il mistero della morte di Maria.

L’Enrico, intellettual-tossicodipendente poeta, con il suo tono delirante e disperatamente lucido, surreale, filosofico e poetico insieme, kubrickianamente costringe il lettore a tenere spalancati gli occhi davanti alle macerie della nostra società, e lo costringe a continuare a guardare, ad accompagnarlo giù sempre più giù, in un abisso di violenza inflitta e subita, ad arrivare sino in fondo, ed anche un po’ più in là.